Aborti spontanei ricorrenti: cause, esami consigliati e percorsi di cura: Gli aborti spontanei ricorrenti rappresentano una condizione complessa e delicata che coinvolge non solo l’aspetto medico, ma anche quello psicologico ed emotivo della coppia. Quando una gravidanza si interrompe più volte consecutivamente, è naturale sentirsi disorientati, spaventati e alla ricerca di risposte chiare.
In questo articolo analizzeremo in modo approfondito cosa si intende per aborti spontanei ricorrenti, quali sono le cause più frequenti, quali esami effettuare e quali percorsi di cura possono aumentare le probabilità di portare a termine una gravidanza sana.
Cosa si intende per aborti spontanei ricorrenti?
Si parla di aborti spontanei ricorrenti quando si verificano due o più interruzioni spontanee di gravidanza consecutive, generalmente entro la 20ª settimana. In passato si parlava di poliabortività solo dopo tre aborti consecutivi, ma oggi molti specialisti consigliano di avviare gli accertamenti già dopo il secondo episodio.
È importante sottolineare che un singolo aborto spontaneo è un evento relativamente frequente e nella maggior parte dei casi non indica un problema strutturale o permanente. Quando però gli episodi si ripetono, diventa fondamentale approfondire le possibili cause.
Quanto sono frequenti?
Gli aborti spontanei interessano circa il 10-15% delle gravidanze clinicamente riconosciute. Tuttavia, solo l’1-2% delle coppie sperimenta aborti ricorrenti.
Nonostante la percentuale sia relativamente bassa, l’impatto emotivo e psicologico è molto significativo. Per questo motivo è essenziale affidarsi a un percorso diagnostico completo e personalizzato.
Le principali cause degli aborti spontanei ricorrenti
Le cause possono essere molteplici e talvolta coesistenti. In circa il 40-50% dei casi, tuttavia, non si riesce a identificare un motivo preciso. Vediamo le cause più comuni.
1. Cause genetiche
Le anomalie cromosomiche rappresentano una delle cause più frequenti di aborto spontaneo nel primo trimestre.
In alcuni casi, uno dei partner può essere portatore sano di una traslocazione cromosomica bilanciata che non provoca sintomi, ma aumenta il rischio di embrioni con assetto genetico anomalo.
2. Cause anatomiche uterine
Anomalie strutturali dell’utero possono interferire con l’impianto o lo sviluppo dell’embrione:
Anche un’insufficienza cervicale può causare aborti nel secondo trimestre.
3. Cause endocrine e ormonali
Gli squilibri ormonali possono compromettere l’ambiente necessario per sostenere la gravidanza. Tra le condizioni più frequenti troviamo:
Un corretto equilibrio ormonale è fondamentale per il mantenimento della gravidanza, specialmente nelle prime settimane.
4. Cause immunologiche e trombofiliche
Alcune alterazioni della coagulazione o del sistema immunitario possono interferire con la formazione della placenta.
Le più note includono:
In questi casi si possono verificare microtrombosi nei vasi placentari, compromettendo l’apporto di ossigeno e nutrienti all’embrione.
5. Infezioni
Alcune infezioni possono aumentare il rischio di aborto, soprattutto se non diagnosticate e trattate. Tuttavia, le infezioni sono una causa meno frequente rispetto a quelle genetiche o trombofiliche.
6. Fattori legati allo stile di vita
Anche lo stile di vita può influire:
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Fumo
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Alcol
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Obesità
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Stress cronico
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Età materna avanzata
L’età della donna rappresenta un fattore determinante: dopo i 35 anni il rischio di anomalie cromosomiche aumenta progressivamente.
Esami consigliati dopo aborti spontanei ricorrenti
Dopo due o più aborti consecutivi è consigliabile rivolgersi a un centro specializzato in medicina della riproduzione o in gravidanza a rischio.
Gli esami più comuni includono:
1. Cariotipo di entrambi i partner
Permette di identificare eventuali anomalie cromosomiche strutturali.
2. Ecografia transvaginale e isteroscopia
Servono a valutare la morfologia dell’utero e individuare eventuali anomalie.
3. Isterosalpingografia o sonoisterografia
Valutano la cavità uterina e la pervietà tubarica.
4. Esami per trombofilia
Comprendono:
5. Esami ormonali
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TSH (funzione tiroidea)
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Prolattina
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Progesterone
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Glicemia e insulinemia
6. Valutazione immunologica (se indicata)
Non tutti gli esami sono necessari per tutte le pazienti. Il percorso diagnostico deve essere personalizzato.
Percorsi di cura e trattamenti disponibili
Il trattamento dipende dalla causa identificata. Vediamo le opzioni più comuni.
Correzione chirurgica delle anomalie uterine
In presenza di setto uterino o sinechie, un intervento isteroscopico può migliorare significativamente le probabilità di gravidanza evolutiva.
Terapia anticoagulante
In caso di trombofilia o sindrome da anticorpi antifosfolipidi, può essere indicata:
Questa terapia riduce il rischio di trombosi placentare.
Terapia ormonale
Se sono presenti squilibri ormonali, il medico può prescrivere:
Procreazione medicalmente assistita (PMA)
In caso di anomalie genetiche, può essere indicata la fecondazione assistita con diagnosi genetica preimpianto, che permette di selezionare embrioni cromosomicamente sani.
Supporto psicologico
Gli aborti ricorrenti comportano un forte carico emotivo. Ansia, senso di colpa e paura possono accompagnare la coppia nel percorso successivo.
Un supporto psicologico specializzato può aiutare a:
È possibile avere una gravidanza dopo aborti ricorrenti?
La risposta è sì. Anche in assenza di una causa identificata, la probabilità di ottenere una gravidanza portata a termine può superare il 60-70%, soprattutto con un monitoraggio specialistico.
Un corretto inquadramento diagnostico e un percorso personalizzato aumentano significativamente le possibilità di successo.
Quando rivolgersi a uno specialista?
È consigliabile consultare uno specialista in caso di:
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Due o più aborti consecutivi
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Un aborto nel secondo trimestre
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Familiarità per trombosi o malattie autoimmuni
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Età materna superiore ai 35 anni
Prima si inizia il percorso diagnostico, maggiori sono le probabilità di individuare una causa trattabile.
Prevenzione: cosa si può fare?
Anche se non sempre è possibile prevenire un aborto spontaneo, alcuni accorgimenti possono ridurre i rischi:
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Mantenere un peso adeguato
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Smettere di fumare
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Limitare alcol e caffeina
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Assumere acido folico prima del concepimento
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Controllare eventuali patologie croniche
Uno stile di vita sano rappresenta la base per una gravidanza serena.
Gli aborti spontanei ricorrenti sono una condizione complessa, ma non priva di soluzioni. La medicina riproduttiva ha compiuto enormi progressi negli ultimi anni, permettendo di individuare molte delle cause sottostanti e di intervenire con terapie mirate.
Affidarsi a un centro specializzato, eseguire gli esami consigliati e intraprendere un percorso personalizzato rappresentano i passi fondamentali per aumentare le probabilità di una gravidanza evolutiva.
Non bisogna perdere la speranza: nella maggior parte dei casi, con il giusto supporto medico e psicologico, è possibile realizzare il desiderio di diventare genitori.
Domande frequenti (FAQ)
1. Dopo quanti aborti si parla di aborti spontanei ricorrenti?
Oggi si considera opportuno iniziare gli accertamenti già dopo due aborti consecutivi, anche se in passato si parlava di poliabortività dopo tre episodi.
2. Gli aborti ricorrenti dipendono sempre da un problema genetico?
No. Le cause possono essere genetiche, anatomiche, ormonali, immunologiche o trombofiliche. In circa il 40% dei casi non si individua una causa precisa.
3. È possibile avere una gravidanza sana dopo aborti ricorrenti?
Sì. Con un corretto percorso diagnostico e terapeutico, molte coppie riescono ad avere una gravidanza portata a termine.
4. Quali esami sono fondamentali dopo due aborti consecutivi?
Generalmente si eseguono cariotipo di entrambi i partner, esami per trombofilia, valutazione uterina ed esami ormonali.
5. Lo stress può causare aborti spontanei?
Lo stress da solo raramente è una causa diretta, ma può influire sul benessere generale e sull’equilibrio ormonale. Un supporto psicologico può essere utile nel percorso di cura.