Mamma scappata dalla guerra

Mamma scappata dalla guerra

Mamma scappata dalla guerra

Mi chiamo Olga sono Ucraina ed ho vissuto il terrore assieme a mia figlia nata dopo pochi giorni dall'inizio della guerra. Non auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico, la sensazione quotidiana di non sapere se si vivrà o morirà. 

Quando la guerra è iniziata ho partorito mia figlia ed è stata la cosa più bella del mondo, una emozione unica e probabilmente irripetibile. 

L'invasione era iniziata da meno di 48 ore e vivevo con doppia ansia, avevo l'ansia del partorire e l'ansia della guerra. Credetemi non è stato facile. Dal lontano spesso vediamo alla televisione i telegiornali che ci parlano delle guerre, noi siamo comodamente seduti sul divano di casa mentre chiacchieriamo con i nostri familiari oppure diamo uno sguardo al cellulare. Le notizie passano cosi dalle orecchie alla mente per poi quasi uscire in silenzio nuovamente. 

Non critico questo comportamento, credo sia molto naturale, l'essere umano tende e dimenticare facilmente tutto ciò che lo fa soffrire, tende a distrarsi per non pesare, avrei fatto lo stesso anche io molto probabilmente. 

Questa volta non mi trovavo comoda sul divano ad ascoltare la notizia di una guerra ma mi trovavo dentro la guerra. Una guerra annunciata e puntualmente arrivata con tutta la sua ferocia. I boati delle bombe, i palazzi che tremano, i bunker , le corse e le palpitazioni al cuore. Poi ci sono loro, quelli che non sono riusciti a mettersi in salvo e li trovi li, per terra, senza respiro, senza dignità- 

Brava gente che perde la vita, e si perché a conti fatti chi ci rimette è sempre il popolo, la gente normale, quella di tutti i giorni, quella che il giorno prima la trovati al bar, al supermercato, quella con la quale ci facevi qualche chiacchiera di corsa. 

Mia figlia è nata nella guerra , in questo orrore di mondo che non rispetta più niente e più nessuno. Quasi mi sono arrabbiata alla nascita. Perché sei nata? perché? in che mondo potrai mai crescere, sotto quali abusi cercherai di alzare la tua testa, contro chi dovrai lottare. Un mondo migliore come si costruisce quando chi gi governa pensa solo ai profitti economici? Io non lo so, non ho le risposte, ho solo mia figlia tra le mie braccia e sono seduta qui in Italia sul divano ad ascoltare le notizie ai telegiornali. 

Piango per il mio paese, piango per i giovani che stanno morendo sia Russi che Ucraini, piango per  miei familiari ancora la, nel mezzo del nulla, piango per la moneta che è capace di sottomettere le menti dei popoli. La guerra è proprio  è combattuta dalla gente mentre i politici se ne stanno nei loro palazzi tra lussi ed interviste.

Chi ci rimette siamo sempre e solo noi. Non posso che continuare ad illudermi di vivere in un mondo migliore, non posso fare altro che sperare per lei, per mia figlia, sperando che i suoi occhi non vedano quello che hanno visto i miei. 

 
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